progetto cultura
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Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagna tel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it
Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagnatel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it

 Se quello che faccio oggi subisce le influenze e il fascino del rapporto tra innovazione e tradizione lo devo soprattutto alle esperienze maturate in ambito accademico: prima come allievo e poi come docente di Teoria della percezione e Psicologia della forma. Le strade che mi hanno condotto sul versante di questa ricerca sono state spesso dissimili e complementari. Da una parte le pietre e i legni e dall’altra le teorie della psicologia dell’arte hanno contribuito a delineare il percorso che oggi mi trovo davanti. Nel dare fiducia alla possibilità di veder confluire questi sentieri li ho attraversati con fiducia entrambi, anche se per molto tempo teoria e pratica hanno viaggiato su binari paralleli e distinti. 

"Donchisciotte"legno laccato e pietre cm 70x100x4 proprietà dell'artista 2010

Questo è successo soprattutto durante il periodo di insegnamento nella stessa Accademia che mi ha visto studente. La mattina insegnavo la contemporaneità dell’arte, il pomeriggio lo passavo in compagnia della mia scultura fatta di pietra e scalpelli.

Quando un giorno mi sono chiesto se davvero tutti i bozzetti che mi ritrovavo intorno volevano essere scolpiti nel marmo sono affiorati i primi dubbi sulla contemporaneità del mio percorso. Non si trattava di rinnegare qualcosa, d’altra parte si inizia guardando i grandi maestri e si utilizzano le tecniche consolidate che si apprendono durante le esperienze del passato. 

"Serenata" Legno policromo e pietra cm 140 x 75 x 5

 

Stava emergendo la necessità di aggiungere altro a quello che già facevo da anni. I mutamenti seguono un tempo tutto loro e si portano appresso un’energia che salta a pié pari le pagine del calendario. Questi processi di cambiamento avvengono senza una vera e propria consapevolezza e, come spesso capita, nascono più dai momenti di crisi che dalla euforia delle certezze. Fino ad allora, e mi riferisco a un periodo che dagli anni Ottanta si è esteso fino agli inizi del Duemila, la mia idea di scultura ha seguito una sua linea di coerenza suggerita in primo luogo dalla classicità del medium espressivo prescelto. 

" Riflessi" (dittico) legno policromo e pietra cm 110 x 55 x 4

Il nodo plastico sintetico, da immaginare sopra un piedistallo, aveva come unico referente lo spazio ideale della sala espositiva. L’opera quindi, messa alla giusta altezza, concepita come rapporto tra vuoto e pieno, era in diretto contatto con lo spettatore attraverso la mediazione scenografica della sala. Se da un lato la logica espositiva favoriva la fruizione delle sculture, offrendo loro un’impronta di misticismo, dall'altro impediva di poterle immaginare in un altro luogo che non fosse quello. L’austerità cromatica della pietra ancorava a terra qualsiasi idea di lievitazione.

Provare a cambiare punto di vista era quello che ancora non avevo fatto. Al termine di una vernice, prima di uscire dalla sala, mi soffermai a guardare le mie opere immaginandomi spettatore di quello che io stesso avevo realizzato. Mi accorsi di desiderare l’opposto di quello che stavo vedendo. 

"Bacio lirico" legno laccato cm 50x120x5 proprietà dell'artista 2010. "Bacio geometrico" legno policromo e travertino cm 50x120x5 proprietà dell'artista 2011

 

La scultura andava alleggerita e l’austerità dei marmi avrebbe dovuto lasciare spazio al colore. Non mi era piaciuto soprattutto avere intorno pareti vuote.

Quando in un attimo ti trovi a ridiscutere le certezze maturate in anni di lavoro, di semplice c’è soltanto lo sconforto. Da spettatore di me stesso, non senza sentirmi spiazzato, stavo assistendo alla trasformazione del mio concetto di scultura. È così che in un tempo relativamente breve quello che riposava sopra un piano ha abbandonato il piedistallo. L’opera, divenendo immagine quadro, ha assunto sembianze cromatiche alle quali non avevo pensato negli anni precedenti. Le risposte alle domande di colore che potevo dare a me stesso, visto che non sono mai stato pittore, non prevedevano l’utilizzo del pennello. Ho quindi avvicinato gradualmente le tecniche di verniciatura per carrozzeria, ma questo è avvenuto soltanto dopo aver approfondito la conoscenza e la plasticità del legno. 

"La sera" Legno policromo e pietra cm 60 x 47 x 3 proprietà dell'artista 2015

La pietra, protagonista incontrastata fino ad allora, si è dovuta accontentare di dividere lo spazio dello studio con altri materiali, retrocedendo a volte a citazione.

Se durante tutto il lungo periodo che la pietra ha imposto il suo carisma le teorie non hanno contaminato la scultura, è successo esattamente il contrario quando insieme alla leggerezza è comparsa la policromia dei legni tinti e delle laccature. Le esperienze precedenti sono  confluite dentro l’immagine quadro. 

"Un giorno di festa" legno laccato cm 150x88x10 proprietà dell'artista 2010

Le intuizioni hanno una logica tutta loro e normalmente giungono in soccorso all’artista con tempi diversi da quelli che si possono desiderare. Serviva semplicemente attendere che il mosaico si completasse da solo per poi provare a leggerne i contenuti.

Andato in frantumi il mondo unitario della mia scultura concepita attraverso il metodo della lavorazione diretta su pietre e marmi, stava emergendo una pluralità di atteggiamenti da riferire alla forma.

Razionalità delle tecniche di intervento e linguaggio poetico potevano comunicare tra loro producendo altro e di questo ne ero convinto. 

"Festa di compleanno" Legno policromo e pietra cm 72 x 72 x 5 proprietà dell'artista 2016

Il lavoro sulla sublimazione dei concetti polari era già iniziato e, nel coinvolgere altre possibilità compositive a quelle suggerite dai marmi, mi ero accorto che non mi sarebbe bastato lavorare altri materiali, l’intento era quello di far dialogare i mestieri.

Qualsiasi sublimazione della materia comporta un’intima conoscenza tecnica e percettiva di quello che ci si trova davanti. Pietre, legni, metalli, non sono soltanto materiali che rivestono la scultura, sono entità che parlano una lingua tutta loro, hanno peso visivo, sostanza corporea e si relazionano autonomamente con la forma imponendo la loro natura.  I materiali sono in grado di condizionare l’opera più di quanto possa fare lo scultore. Siccome non tutto si lascia tagliare con un coltello, c’è da credere che la conoscenza intima della materia sia un irrinunciabile punto di partenza per iniziare un dialogo con essa. 

"Paesaggio" legno policromo e pietre cm 145x70x5 coll. privata 2014

Io come tanti ho creduto per tanto tempo che legni e pietre fossero semplicemente il rivestimento di un’idea, ma è soltanto quando ho ragionato sul termine “utilizzare” che sono emerse le riflessioni da dedicare al rapporto tra materiali e forma.

L’atteggiamento che ho avuto nei confronti del colore ha seguito di pari passo quello dedicato alla materia. Adoperare il rosso, senza conoscerne l’effettiva natura, può far giungere a conclusioni prive di contenuto. I 730 nanometri della lunghezza d’onda del rosso, che generano la persistenza retinica, fanno di questo colore il primo che compare dopo la dicotomia del bianco e del nero. Non a caso è l’unico per il quale tutte le civiltà del mondo hanno un nome. 

"Solista jazz " "In silenzio" Legno policromo e pietra cm 72 x 72 x 5 proprietà dell'artista 2016

Gli aspetti poetici che, grazie alla complicità delle pietre e alla lucentezza dei marmi, mi avevano condotto al nodo plastico sintetico, stavano chiedendo aiuto in qualche modo alla scienza. La gamma entro la quale cercare il rapporto tra oggettivo e soggettivo, tra espressione e comunicazione, andava oltre il tavolo da lavoro dello studio.

Questa nuova ricerca, concepita attraverso la conciliazione degli opposti come arte e scienza, pathos interiore e conoscenza razionale poteva anche non avere un nome. D’altra parte quello di dare nomi alle tendenze artistiche è prerogativa dei critici. Il mio lavoro consisteva invece nel portare alle estreme conseguenze una ricerca maturata in anni di lavoro e che avrebbe richiesto un supplemento di tempo.

Il periodo in questione ha avuto per titolo una frase del mio professore di estetica Aurelio Rizzacasa: “Se uno scultore oggi pensa di essere scultore e basta è tendenzialmente assorbito da una forma di artigianato qualunque”. 

"Uomo con il cappello" Legno policromo e pietra cm 55 x 65 x 6 proprietà dell'artista 2012

Il panorama unitario che aveva accompagnato tutto quel lungo periodo dall’Accademia fino agli inizi del Duemila si stava disarticolando. Al mestiere della pietra si erano aggiunti altri mestieri, ai materiali si era sovrapposta la conoscenza fisica e percettiva della loro natura, così come il monocromatismo e l’assolutezza della forma stava lasciando spazio al colore e alla composizione da ottenere mediante incastri.

Il passaggio dal semplice al complesso ha richiesto riflessioni analitiche e fasi sperimentali che hanno coinvolto altre discipline. 

"Scelte di cuore" legno policromo e travertino cm 135x75x5 proprietà dell'artista 2016

Quando il luogo della creazione è un blocco di marmo, per quanto le possibilità della scultura siano infinite, si ha a che fare con un medium unico e con una gamma definita di attrezzi necessari per ricavarne, in modo più o meno virtuoso, l’oggetto estetico da immettere nel mondo. Riporre gli scalpelli nella cassetta degli attrezzi può voler significare invece provare a guardare oltre il blocco di marmo che per anni è stato il referente unico del proprio lavoro. Il mio insegnante di storia dell’arte contemporanea (Cesare Milanese) diceva: “Bisogna essere impressionisti quando è in atto l’Impressionismo, esserlo dopo non è soltanto è facile, direi anche che è assolutamente inutile”. 

"Suonatori di speranza" Legno policromo cm 75 x 75 x 5 proprietà dell'artista 2016

Portandomi appresso il peso di queste citazioni mi sono incamminato verso sentieri che non riportavano indicazioni certe sulla via d’uscita. Quando Michelangelo Conte ricordava alla classe che si è giovani scultori fino a cinquant’anni intendeva probabilmente dire che la scultura si compone di atteggiamenti complessi che implicano diversi gradi di assimilazione non sempre gestibili con le sole tecniche di esecuzione. Aggiungeva che se la scultura fosse semplicemente il saper fare, qualsiasi artigiano dovrebbe essere considerato uno scultore. Opera per lui, e adesso anche per me, è ricongiungimento degli aspetti teorici e pratici presenti nell’uomo che attraverso l’immaginazione e il mestiere si trasformano in arte. 

"La nave" legno policromo e pietra cm 135x75x5 proprietà dell'artista 2016

Cadute le distinzioni tra figurativo informale e astratto, l’artista ha di fronte a sé lo sconfinato mondo delle soluzioni possibili ma anche le insidie di frammentarietà e dissoluzione.

Il passaggio dal nodo plastico sintetico al racconto ha significato per me ridiscutere soprattutto il luogo di intervento. Quando è comparso il quadro materico con esso si è fatta strada la consapevolezza che allo spazio infinito della concezione scultorea si stesse aggiungendo quello definito della parete o della cornice. La perdita di peso dell’opera, associata ai contrasti di complementarietà e di colori puri, si è trasformata in metafora di un percorso che da un certo momento in poi della ricerca non ha escluso alcuna frontiera. 

"Tango" legno policromo cm 60x115x5 proprietà dell'artista 2016

Le opposizioni (pietra vernici - caldo freddo), presenti in questo genere di lavori sono diventate luogo all’interno del quale cercare il risultato delle contaminazione tra poetiche compositive e tecniche di intervento. I legni tinti prendono origine dalla modernità, mentre le vernici per auto appartengono alla contemporaneità industriale. Si è trattato di far dialogare i rossi della tradizione con i codici ral dell’innovazione. 

"I giocolieri" legno policromo e pietra cm 90x60x5 coll. privata 2015

Tradurre le sensazioni in lunghezze d’onda e frequenze è far partecipare alla scultura sia la luce quanto la storia. Ho avvicinato la scultura attraverso la poesia. Nel chiedere alla figura di occupare uno spazio interiore l’ho caricata della responsabilità di diventare veicolo di trasporto verso l’interno, dove il disegno si dissolve nell’appunto.  

"I due filosofi" dittico cm 140x85x6 legno policromo e travertino coll. privata 2013

Dentro questo piccolo mondo trattenuto dalla traccia ha trovato riparo la leggerezza. Nel corso degli anni, la mia poesia, emigrando verso il racconto si è arricchita di nuovi elementi. Può sembrare bizzarro che un aspetto letterario possa condizionare la ricerca artistica, ma per chi come me non ha mai separato la parola dalla forma, il condizionamento letterario è quanto di più probabile possa capitare. Al nodo plastico, concepito attraverso l’arte del togliere, si è aggiunta un’idea figurale che spesso ha fatto a meno di pietre e scalpelli. 

"Gruppo di famiglia" stucco metallico su legno e travertino cm 80x70x7 coll. privata 2016

Mi sono detto che probabilmente la mia figurazione si stava muovendo autonomamente entro l’ampio spettro compositivo compreso tra il quadrato ed il cerchio. 

La riflessione sulle contaminazione tra opposti ha avuto origine dal disegno di un grande ovale iniziato con la mano sinistra e terminato con la mano destra. Questo semplice fatto è stato sufficiente per farmi comprendere che da mancino in grado di utilizzare anche la mano destra potevo mettere in contatto le opposizioni gestuali e farle partecipare alla medesima cosa. 

"Estasi di due rossi" legno laccato cm 50x130x15 proprietà dell'artista 2012

Quello che non potevo sapere era se i due modi di rapportarmi alla figura avrebbero dato origine a una fusione o si sarebbero alternati dando luogo a specifiche caratterizzazioni.

Il campo di indagine della mia ricerca, inizialmente costituito dalla triangolazione Arp, Moore e Brancusi, aveva lasciato campo a presupposti nuovi che avevano come riferimento il dialogo tra le opposizioni formali e materiche. Non ho mai immaginato l’arte come un luogo da dove osservare il mondo, ho semplicemente creduto che l’arte fosse il mondo da tradurre in sensazioni. 

"Il solista" legno policromo cm 75x55x4 proprietà dell'artista 2016

Le combinazioni formali e cromatiche che compongono l’opera interagiscono con chi è in grado di assorbirle e sfuggono a qualsiasi calcolo o previsione. Parlare di bellezza può non significare nulla visto che l’orizzonte verso il quale è proiettata la ricerca ha come teatro la rivalutazione del vitalismo. Indipendentemente dai materiali che si vanno a utilizzare, la scultura è la trasformazione in fatto di una esperienza suggerita e condizionata dal tempo in cui si viene a trovare.

I criteri linguistici da riferire alla forma che via via si vanno ad aggiungere alla tradizione rappresentano  la nuova frontiera che l’arte è chiamata a percorrere se non vuole dissolversi nell’esteticità della cosa.

"Grande madre" legno laccato pietre e acciaio cm 60x90x6 coll. privata 2011

 

Un’opera può anche essere brutta e mettere di traverso lo spettatore se lo scopo è provocare dissenso, come può anche suggerire serena partecipazione emotiva se è stata concepita per essere anello armonico di congiunzione tra modi diversi di leggere la realtà che si va a indagare. 

"In viaggio" legno policromo e pietra cm 125x70x4 coll. privata 2011

Troppo spesso si sente dire che in arte è stato fatto tutto. Questo significherebbe che non c’è più musica da scrivere e poesia da aggiungere a quella che ci ha lasciato in eredità la letteratura. In realtà le sette note del pentagramma come le ventuno lettere dell’alfabeto hanno infinite combinazioni linguistiche. Le poetiche compositive seguono di pari passo questi stessi criteri. Vale quindi la pena dire che è soltanto quando smette di cercare che non si possono produrre novità di alcun tipo.

"Vaso di forme" legno policromo e pietra cm 90x95x20 proprietà dell'artista 2012
"Notturno marino" dittico legno policromo e pietra cm 200x100x5 coll. privata 2009
"Onda" legno policromo e pietra cm 140x70x8 coll. privata 2014
"Jazz" pietre policrome cm 125x75x5 coll. privata 2009
"Riflessioni" legno laccato e pietra cm 110x70x6 coll. privata 2012
"Varietà" legno policromo e travertino cm 135x75x5 proprietà dell'artista 2016