progetto cultura
progetto cultura
Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagna tel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it
Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagnatel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it

Questa sezione del sito si ricongiunge in qualche modo a quella dedicata alla formazione, perché la tesi che avrei voluto fare e che mi fu sconsigliata, perché ritenuta fuorviante nei confronti della scultura, era proprio sul design. Le visioni puristiche che attraversavano l’ambito accademico di allora non consentivano deviazioni di rotta su quello che era il programma finalizzato all’opera in quanto tale. 

Modelli lignei in scala di due fontane

Mi era capitato di dire a lezione che il design non era altro che l’attualizzazione della scultura in chiave funzionale. Mi fu risposto che magari poteva essere anche così ma che avrebbe comportato compromessi non sostenibili tra opera e mercato, tra concezione e funzione. La mia tesi fu “Il luogo nella scultura” ma in ogni modo nessun insegnante riuscì a farmi cambiare idea sulla attualità della forma scultorea pensata per assolvere a uno scopo. 

Modello in pietra policroma per una panca sul lungomare

Già dal secondo anno erano emerse differenze sostanziali tra me e i miei colleghi di corso prevalentemente impegnati nella modellazione di opere in argilla. Al professore di scultura che mi aveva chiesto di continuare l’esperienza con la modella dal vero avevo risposto appoggiando sulla cattedra una pinza di legno di quelle che si usano per stendere i panni, dicendo: “Se per lei non è un problema, vorrei che da domani fosse questa molletta la mia modella”. Mongelli si mostrò attento alla proposta e dopo aver osservato l’oggetto disse: “Se riesci a tirarci fuori qualcosa di buono da questi due pezzi di legno tenuti assieme da una molla per me va bene, ma voglio che il tuo design diventi opera perché siamo, ricordalo, dentro un’Accademia”.

Pinza di legno che ha ispirato il mio design

 La sfida tra me e quei due pezzi di legno tenuti assieme da una molla di metallo era iniziata. A dire il vero quel piccolo oggetto che tenevo tra le dita lo avevo raccolto per strada la sera prima camminando per i vicoli del mio paese. 

Composizioni e studi modulari della pinza

 Era stato un gesto istintivo quello che mi aveva portato a raccogliere la molletta, come istintivo era stato appoggiarla sulla scrivania del professore. Non avevo al momento nessuna idea di cosa farne, però confidavo in quello che Michelangelo Conte aveva detto qualche giorno prima a lezione: “La libertà creativa non risiede nello spazio infinito ma va cercata all’interno di un luogo delimitato”. Luogo più delimitato di una pinza di legno probabilmente non c’era. 

Sviluppo della lampada ottenuta dalle geometrie presenti nella pinza di legno

Iniziai studiando l’anatomia delle parti unite dalla molla. Non ero interessato alla moltiplicazione degli elementi e alla loro combinazione modulare, anche se inizialmente feci proprio quello. Sapevo che se avessi continuato a incollare i pezzi di legno mi sarei trovato dentro un vicolo cieco che al massimo poteva portarmi alla serialità del modulo. Avevo a che fare con due parti che singolarmente e combinate assieme suggerivano geometrie che potevo utilizzare. In un tempo relativamente breve la pinza diventò il mio mondo. 

Schizzi preliminari, assonometria e sviluppo della lampada. Originale in ardesia 1988
Altri esemplari della lampada pinza. Versioni in legno laccato. 2005

Nelle polarità sinistra-destra ci avevo visto un bacio che diventava abbraccio facendo scivolare le parti. La pinza conteneva l’orizzontale e l’obliquità contrapposta alle linee verticali esterne. Ovale e cerchio completavano il panorama degli elementi che potevo utilizzare trasferendoli sull’oggetto da progettare.

Per prima cosa separai i legni e, dopo averli fotografati, ne feci degli ingrandimenti. Il passo successivo fu tirare le linee di congiunzione. Nacque così la mia prima lampada che ovviamente avrei realizzato in più colori e in diversi materiali. Di fatto non avevo creato nulla ma semplicemente utilizzato le figure geometriche contenute nella pinza di legno. Fu una autentica rivelazione che confermò quanto aveva detto a lezione Michelangelo Conte. 

Copertina della rivista "D'A" dove compare nel 1995 il primo esemplare in pietra del tavolo pinza. Accanto la versione in legno laccato con piano di faggio diamantato del 2011

Non sapevo dove mi avrebbe portato quella prima esperienza ma l’alfabeto geometrico che avevo ricavato dalla pinza continuava a suggermi soluzioni che potevano dare origine a nuovi oggetti da costruire.

Lo spunto poteva essere la dualità, la simmetria, come anche la combinazione tra le parti. Era soltanto importante che qualunque forma  potesse venirmi in mente avesse in qualche modo a che fare con quei due pezzi legno che rigiravo continuamente tra le dita.

La semplice pressione sulla base aveva evidenziato la contrapposta apertura della parte superiore e già questo mi era sembrato un tavolo da realizzare aggiungendo i due semicerchi della base che simboleggiassero le dita. Il tavolo sarebbe stato rosso, anche se la versione apparsa sulla copertina della rivista “D’A” è in pietra.

Ci avevo trovato il rapporto tra azione reazione, lo stesso che avevo utilizzato nella monumentalità del “Ventaglio di pace”.

"Ventaglio" sviluppo verticale in pietra della reazione causa-effetto della pinza che testimonia la stretta relazione tra scultura e design

Certo, si trattava di forme geometriche che andavano a contrapporsi all’organicismo delle sculture che realizzavo in pietra, ma questa oscillazione tra forme asciutte e sinuosità figurale rappresentava già da allora la dualità compositiva che stavo cercando di far dialogare.

Il design che nasce con le inevitabili influenze accademiche non è quello maggioritario che trova la sua sede naturale in ambito architettonico. 

La differenza è che mentre il design dell’architetto è progettato per essere realizzato da altri, quello dello scultore nasce in qualche modo già fatto, visto che verrà costruito dalle stesse mani che lo hanno partorito come disegno o sotto forma di bozzetto. É in questo senso che il design dello scultore va considerato come opera. Il disegno per l’artista è semplicemente un appunto grafico da tracciare magari sopra un tovagliolo di carta e mai un documento ricco di dettagli da consegnare all’industria o ai maestri artigiani. 

"Elementi tavolo derivanti dallo studio della pinza. Legno laccato e castagno coll. privata 2011. Primo esemplare 1990

 

Il mio è sempre stato un design senza disegno e quando la matita si è soffermata sopra un foglio non ha fatto altro che cogliere il profilo dell’oggetto da costruire, non determinandone mai il carattere figurativo.

Il passaggio dalla rigida applicazione delle forme geometriche presenti nella pinza a ciò che la molletta poteva suggerire ha dato origine a opere che hanno compreso la geometria all’interno dell’organicismo. La stessa scultura “Maschile femminile” presente nella sezione"Legame tra realtà e simbolo" è debitrice di queste esperienze. 

Sviluppo del modulo in lampada verticale"Ventaglio di luce" in pietra 2012. Primo esemplare 1990

Ho sempre immaginato come luogo di destinazione delle mie opere la casa e non il museo. Mi sono quindi rivolto alla quotidianità cercando spunti che mi potessero offrire una chiave di lettura del presente. Costruire forme per un luogo abitabile ha sempre corrisposto alla volontà di creare sinergie attive tra l’oggetto e l’ambiente da interpretare.

Sviluppo del modulo in elementi d'arredo "Cappella Maestre Pie Filippini" 1990

Sapevo che probabilmente la pinza di legno avrebbe rappresentato una tappa del mio percorso per il semplice fatto che la curiosità di strade ne fa percorrere tante. Difficile dire quanto un’esperienza possa condizionare l’altra. Resta il fatto che le obliquità e gli elementi geometrici come semicerchio, cerchio e ovale, utilizzati nello studio della molletta, sono confluiti in sculture che di funzionale non hanno nulla. 

Mobile con specchio castagno e travertino 2011

Il design più della scultura richiede atteggiamenti tecnici e metodologie costruttive che tendono ad annullare la mano dell’artista. Vero è che molte delle opere di design prodotte sotto la tettoia di latta del mio laboratorio risentono dell’influenza tecnica. 

Tavolo scultura legno laccato e elementi in abete 2012.

In realtà sono pezzi unici costruiti attraverso il metodo della lavorazione diretta che non hanno visto altro luogo se non quello dove sono nati.

Se lo studio non avesse accolto il dialogo tra mestieri non sarebbe stato possibile realizzare manufatti di questo tipo perché progetto, taglio, rifinitura e verniciatura appartengono a specifiche categorie tecniche non sempre gestibili all’interno dello stesso luogo. 

Modello in pietra fioriera spazio urbano 2011 Fioriera in pietre policrome 2012

Il mio design pensato in pietra ha riguardato lo spazio urbano mentre i legni, con le loro relative citazioni di parti verniciate e diamantate, hanno avuto come destinazione la sfera abitativa.

Queste oscillazioni materiche non hanno mai decretato la superiorità di una tecnica sull’altra ma sono state la naturale estensione della ricerca. Di fatto una via unitaria nella mia arte non c’è mai stata perché  le idee hanno sempre avuto una sovranità incontrastata.

Il compito che mi sono dato è stato semmai quello di assecondarle, offrendo loro materiali e strumenti perché si potessero manifestare.  

Ambone in castagno con tessitura 2013. Ambone in pietra dorata 1990
Elementi d'arredo in castagno e travertino Cappella frati cappuccini Viterbo 2013

Nel guardarmi indietro rivedo un tempo che quando non ha prodotto opere ha seminato idee da far crescere insieme alla consapevolezza di quanto l’arte sia una ricerca continua. Solo adesso che buona parte di questa strada è stata percorsa mi accorgo che di tempo ne è servito parecchio. 

Panoramica della Cappella frati cappuccini 2013

Le frequentazioni dei luoghi che poco alla volta sono confluite nel mio design e nella mia scultura hanno avuto bisogno di conoscersi prima di dialogare. L’armonizzazione tra le diverse anime che compongono il mio lavoro ha richiesto pazienza e sacrifici e come era normale che fosse anche le delusioni hanno partecipato al gioco. 

Lampada in travertino romano e persiano 2012

Tutto quello che ha dato origine agli autoritratti del mio mestiere è ancora nello stesso luogo che ha visto la materia trasformarsi in scultura e l’idea in qualcosa che somigliasse alla vita.

Ambiente con opere 2016
Ambiente con opere 2012