progetto cultura
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Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia tel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it
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Design come opera

Prototipo borsa bauletto in abete e materiali da rivestimento
Opera vuota in rosso

 

 

 

 

A volte non è sufficiente pensare un oggetto con la testa e realizzarlo con le mani. Occorre che la cultura possa mediarne i contenuti, perché un buon risultato dipende da quell'alta forma di equilibrio tra pensiero e materia. 

Senza scomodare l'arte, posso chiamare design il risultato di questa mediazione.

Vorrei poter dire che esiste un luogo dove prendono forma le mie idee, posso  soltanto aggiungere che i  lavori esposti nascono per strada, spesso davanti a un semaforo o dentro un supermercato.

 

Esiste certamente un luogo dove l'oggetto pensato prende forma e questo luogo è il mio laboratorio, ma quando l'idea arriva qui ha già tutto quello che le serve per diventare qualcosa. C'è da aiutarla a camminare da sola, darle i materiali che chiede e quel po' di sapienza artigiana accumulata in anni di lavoro. Prima di arriva sotto la tettoia di latta si è già servita delle teorie, frugato nel mio passato, sfogliato gli appunti presi in Accademia e piantato i piedi per paura che cambiassi qualcosa.

Non solo le idee sono le benvenute dentro questo piccolo mondo fatto di forme e colori, hanno la sovranità di una affermazione ed io le seguo anche quando non sono sicuro che possano riportarmi a casa per l'ora di cena. 

Primo progetto di lampada pinza elaborato durante gli studi in Accademia (Viterbo 1986)

In Accademia avrei voluto discutere la tesi sul design. Mi fu detto che non era possibile perché il design ha nel suo DNA il continuo compromesso tra creatività, metodologie costruttive e economia.

Sapere che un tavolo può avere quattro viti in meno per stare in piedi non fa gridare al buon affare, ma stabilisce criteri di metodo dal quale prende origine la performabilità dell'oggetto, che deve avere tutto quello che gli serve; mai qualcosa in più e neanche qualcosa in meno. 

"Triangolo di luce" trachite rosa. Anno 1987

La mia tesi fu "Il luogo della scultura". Comunque ebbi la possibilità di presentare agli esami progetti e prototipi di lampade ispirate dallo studio della pinza di legno che tanto ha condizionato il mio design successivo. È dello stesso periodo la versione in pietra della lampada “triangolo di luce” facente parte dei medesimi studi. 

"Tavolo ambiente" Sviluppo della pinza di legno. Anno 1994

Questa lunga fase che ha visto prevalere l’analisi dell’oggetto comune, dal quale trarre l’alfabeto linguistico da dedicare alla forma, ha avuto come conseguenza il trasferimento del linguaggio acquisito verso altri ambiti creativi. L’applicazione di questi studi ha inizialmente riguardato la funzione d’uso del complemento d’arredo.

È di poco successivo lo studio “Tavolo ambiente” realizzato nella prima versione in pietra dorata. Lo sviluppo successivo ha coinvolto il colore ed è stato realizzato in legno.

"Arco di cupido" travertino versione lampada e scultura. Anno 1998
"Elementi tavolo" legno. Anno 2009
"Ventaglio" pietra policroma. Anno 2007

La fase conclusiva dello studio sulla pinza di legno ha contaminato la scultura che è andata a discutere lo spazio urbano riportando in qualche modo all'origine l'essenza dello scultore. 

C'è da dire che il design pensato attraverso la scultura è minoritario e di taglio post-rinascimentale, in quanto prevede che l'oscillazione tra progetto e realizzazione trovi luogo nella medesima persona. Si tratta di un equilibrio non facile da mantenere perché richiede atteggiamenti difficili da conciliare.

Studio via Sant'Egidio11 - Laboratorio Vimet strada sorianese

Il dialogo è tra  mondi strutturalmente diversi che hanno in comune poco, se non la presenza dello scultore che camaleonticamente si trasforma ogni volta in teorico e operaio delle propie idee. Difficile essere una cosa sola quando si vuole accompagnare con le proprie mani la forma all'uscita.

"Tavolo onda" legno laccato. Anno 2010
Fasi di lavorazione "Tavolo onda"

La porta comunicante tra questi due mondi è costituita dall'oggetto che è pur sempre la sintesi tra pensiero, manualità e materia.

Immaginare l'opera entro lo spazio compreso tra lo studio e il laboratorio non è virtuosistica affermazione di una qualche capacità realizzativa, è tenere sotto controllo i processi di costruzione del manufatto che devono corrispondere all'idea.

"Fontana" trachite rosa. Anno 2006

Questo atteggiamento non conduce soltanto all'opera finita ma consente di conoscere meglio i materiali da utilizzare. Come diceva un mio maestro artiginano: " Qualsiasi tavolo disegnato sulla carta si regge in piedi".

 

Il designer non può essere estraneo ai processi di costruzione perchè dovrà  partecipare quando l'industria renderà seriali le sue idee.

"Lampada colore" e " Lampada onda" legno diamantato. Anno 2013

Il designer è sostanzialmente un attore in cerca di parte, un tipo particolare di sarto che cuce addosso allo spazio e alle esigenze della persona abiti su misura fatti di forme e colori.

Nel concetto creativo è compreso tutto quello che ha a che fare con l'idea. Mi resta difficile circoscrivere a un ambito specifico la linea estetica “Studi di forma”. 

Libri contenitori con opere. Legno e materiale da rivestimento. Anno 2015

Dal libro contenitore al complemento d’arredo è compresa una gamma infinita di possibilità creative. Si tratta semmai di applicare il linguaggio acquisito alle diverse esigenze che si presentano di volta in volta.

Mobile s specchio. Castagno e travertino

 

 

 

 

L'atteggiamento che conduce alla globalità, dove nessuna strada è preclusa, è lo spirito del mio design che per comodità definisco a carattere integrato.

Non solo i due mondi, quello della teoria e della pratica,trovano luogo questo spazio di oscillazione, ma comunicano tra di loro attraverso i diversi materiali che compongono l'alfabeto delle forme da costruire. 

Di frequente legni, pietre, vernici e altri materiali partecipano a definire la forma donandole il carattere di unicità nelle diverse temperature.

Ho sempre immaginato per il mio design continue commistioni tra più tecniche e soluzioni alternative da far dialogare tra loro.

 

Tavolo scultura. Legno e pietre policrome

Come non credo che la scultura contemporanea si possa concepire attraverso un unico materiale, penso la stessa cosa del design. Quando il mio maestro Michelangelo Conte diceva che si è giovani scultori fino a 50 anni intendeva dire che il mondo della scultura ha a che fare con una orchestralità di materiali che vanno prima conosciuti e poi utilizzati.

 

Due amboni. Castagno e pietra dorata

 

Quando prevale l'idea non può esserci una preferenza specifica per un materiale. Certamente pietra e legno sono quelli che utilizzo più di frequente e spesso è dal loro rapporto che nascono nuove applicazioni.

Sono sempre le esigenze dello spazio a determinare l'uso della materia. Mi piace avere intorno un'ampia gamma di possibilità, perché le idee non debbano soffrire la solitudine.

Certo, acquisire un buon livello di consapevolezza nei confronti dei materiali costa tempo e una lunga sperimentazione.

 

Cappella frati cappuccini di Viterbo. Il prima e il dopo. castagno e travertino

Il prima e il dopo ha sempre il suo fascino perché fa immaginare il lavoro che c’è in mezzo tra una foto e l'altra. Si tratta sempre di giorni, a volte pochi, altre volte tanti.

Succede che il ricordo vada a occupare lo spazio delle riflessioni perché si ritorna sempre con la mente all'inizio di quella che è pur sempre una avventura. 

Questo tipo di lavoro richiede soprattutto pazienza, perché le cose avvengono attraverso un tempo sempre difficile da quantificare. Il lavoro quindi decide per conto suo e non resta che seguirlo.

Fasi di lavorazione acquasantiera cappella frati cappuccini
Acquasantiera cappella frati cappuccini

 

 

 

 

 

Nell'intervento della cappella dei frati minori di Viterbo è stato utilizzato il contrasto caldo e freddo dato dal legno di castagno e dal travertino.

Questi materiali, prima ancora del progetto complessivo, hanno caratterizzato l’essenzialità dello spazio liturgico.

L’arredo, composto da elementi semplici e funzionali, è stato immaginato come contenitore che nella sua essenzialità potesse evocare lo spirito francescano.

Prima e dopo. Lavorazione in peperino di gigli stilizzati.

Ho iniziato con la pietra. Anche se oggi la sua presenza è meno ingombrante rispetto a quanto lo è stata nel passato, torna spesso sotto forma di citazione. Quelli in pietra sono spesso dettagli che vanno comunque a caratterizzare la forma pensata per non appartenere unicamente a un materiale. Il legno è certamente più domestico e offre infinite possibilità di modulazione, soprattutto attraverso il cromatismo di cui ne faccio un ampio uso.

Di questa oscillazione tra architettura e scultura mi piace soprattutto la possibilità che mi sono dato di potermi rivolgere a più materiali e a diversi sistemi di composizione. Non è importante il tipo di funzione dell’oggetto, è necessario che la forma sia la più corrispondente possibile alla sua efficacia pratica e estetica.

Si costruisce per lo spazio e quindi l'oggetto va sempre immaginato nel contesto. Mi torna sicuramente utile l'aver insegnato Teoria della percezione e Psicologia della forma in Accademia, ma quello che per me è più importante è riuscire a mescolare materialità dell'oggetto e teorie. Deve esserci un naturale punto di contatto tra il pensare e il fare. Mi piace immaginare che questo contatto possa avvenire all'interno della medesima persona. 

Ambiente con tavolo, monile e pannello scultoreo convesso
Precedente location "Studi di forma"

 

 

 

 

 

Mi è stato insegnato che la creatività non risiede nello spazio infinito ma nella capacità che abbiamo di valorizzare quello che ci viene dato.

Non esistono soluzioni valide già confezionate ma la possibilità di modellare un concetto facendolo diventare materia per luoghi che hanno già una loro identità.

Dieci centimetri di legno e di pietra non sono la stessa cosa, quindi esiste un relativismo dei materiali che va conosciuto.

 

Potrà sembrare qualcosa di antico ma è nel modello in scala che risiede il progetto, perché nel design può riservare sorprese poco piacevoli il foglio di carta. Prima il modello e poi il prototipo dal vero costituiscono l’efficacia del passaggio che conduce all’oggetto finito.

Se l’architettura ha a che fare con spazi ampi dove non è possibile ottenere una efficace risposta realistica in termini di progettualità, il design si occupa del particolare; qui le scorciatoie dello schizzo sono destinate a avere poca fortuna.

Progetti materici. Panca onda in pietra. Cappella francescana

Torno a dire che si è attori in cerca di parte perché gli oggetti del designer recitano un ruolo sopra il palcoscenico del quotidiano. Le forme sono tante come le soluzioni che si possono adottare. Conta la professionalità che spesso arriva dopo molti anni di intenso lavoro.

Non ci si improvisa perché anche l'utilizzo del colore richiede conoscenze di fisica, fisiologia ottica e percezione visiva. Alla fine ci si accorge che costruire l'oggetto è forse la cosa più semplice da fare.

Tre piatti scultorei

Lo spazio ha una sua propria autonomia costituita dalle linee di forza che ne determinano l'assetto complessivo. Quello che si va a inserire in un luogo deve tenere conto delle strutture nascoste che guidano alla lettura del pattern visuale.

Ambiente con scultura e pannelli scultorei

Il progetto di "Studi di forma" è questa continuo dialogo tra più aspetti che concorrono alla definizione dell'oggetto. E' dunque un modo di operare aperto che attraverso questa porta comunicante lascia intravvedere le possibilità della forma. Gli esempi presentati dovrebbero aver reso l'idea dello spirito che accompagna questa metamorfosi dove l'idea diventa oggetto.

Studio via Sant'Egidio 11 Viterbo. Info@mascagna.it tel 320 63 88 040

Questo luogo  contiene idee,cultura e collaborazioni, perché in quello che si fa è bene non essere mai soli.