progetto cultura
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Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagna tel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it
Appuntamenti sulla panchina del tempo tra idea e materia Fiorenzo Mascagnatel. 320 63 88 040 - info@mascagna.it

Lavorare la pietra oggi può significare un continuo ritorno al senso primitivo delle origini del mondo, visto che si tratta di concepire oggetti estetici ai quali associare una funzione. Come scrive Henry Moore “I sassi sono forme morte, la loro natura è accidentale, copiarli semplicemente o prenderli così come sono non basterebbe a creare una forma scultorea”.

Dentro questo spicchio di mondo ritagliato all'interno della Vimet si solidificano le forme pensate prevalentemente per lo spazio urbano attraverso il linguaggio millenario della pietra. Sono opere che prevedono come sfondo il cielo e appunto per questo capaci di creare suggestioni millenarie.

Vimet, industria per la lavorazione della pietra, Vitorchiano (Vt)

Se è vero che le grandi sculture sono sempre il risultato di un lavoro impegnativo, è altrettanto vero che sono in realtà piccole perché si possono tenere sotto forma di bozzetto sul palmo della mano. La costruzione del modello in scala, oltre che essere la rivelazione dell'idea, è  un condensato di forze da concepire in miniatura.

La tecnica definisce un processo d'azione che tende a trasformare la conoscenza in un atto. Il senso primitivo che lega la lavorazione della pietra al rituale umano sopravvive nelle nostre città che rappresentano in architettura il luogo di incontro tra uomo e  natura. La pietra, in quanto memoria della nostra cultura, va considerata come carta di identità della storia. 

Nello studio di Viterbo e nel laboratorio Vimet di Vitorchiano
"Fontana dell'incontro" trachite rosa cm 370x650x130 Penne in Teverina (Tr) 2007

Per quanto si voglia intendere l'arte sotto un profilo di pura intellettualità, trasformare in opera una roccia è pur sempre una operazione di mestiere. Per poter esprimere al meglio le potenzialità della forma occorre sia il medium prescelto quanto l'intima conoscenza tecnica e culturale di quello che si va a utilizzare. In termini di spontaneità possiamo fare qualunque cosa, è in ogni modo evidente quanto l'ambito artistico non consenta un attraversamento ingenuo.

È dal costante dialogo tra forma e creatività che nascono i presupposti per un'arte rinnovata nel tempo che abbia solide basi nella tradizione. Mantenere saldo questo equilibrio è fare di una operazione estetica una affermazione di valore. Cogliere le possibilità scultoree di un materiale significa sempre costruire una relazione tra cultura e materia. È per questa ragione che la progettualità dedicata alla pietra non può fare a meno del transito che conduce l'idea al modello in scala.

 

Tradurre le sensazioni in forma non è semplice automatismo, implica quel doppio di conoscenza che comprende fare materico e elaborazione intellettuale da non separare nemmeno quando un aspetto sembra prevalere. Fare della pietra una scienza e della scienza un'arte è creare il giusto grado di commistione perché una caratteristica possa  giungere in soccorso all'altra nel momento del bisogno.

La mia esperienza ha origini che fanno riferimento a principi di scienza dell'arte. Lo studio è quindi per me il luogo della consapevolezza creativa che accoglie i sussulti dell'invenzione. 

Ambientazione "Equilibro dinamico" e "Ventaglio di pace" Olbia 2006

Qualsiasi potenzialità riferita a un materiale non può fare a meno della cultura storica che precede l'utilizzo in forma della sua natura. Se per noi la neve è bianca e per l'eschimese ha una infinità di colori, lo stesso vale per il monocromatismo della pietra che tutto è meno quello che crediamo di vedere. Serve quindi che la competenza da tecnica si trasformi in intima e percettiva conoscenza della materia. Sono percorsi complessi quelli che conducono alla saldatura tra idea e sostanza. Il collante che unisce gli aspetti concettuali a quelli materici appartiene più all’intuito che a una vera regola costruttiva.

Bozzetto fontana scala 1.10 fontana Lanciano (Ch) 2010
Fasi di lavorazione, laboratorio Vimet

Se gli studi percettivi associano a forme e colori diversi pesi visivi vuol dire che la scienza può giungere in soccorso all'arte nel momento in cui diventa indispensabile il controllo sui processi creativi, anche se spesso le soluzioni giungono come per magia da sole. Non è detto che le opere nascano tutte nella medesima maniera. Quello di cui mi sono accorto è che nel mio caso il progetto segue una sua evoluzione che partendo dallo schizzo incontra il modello prima di diventare scultura.

Le soluzioni possibili alla definizione della forma hanno spesso una loro autonomia e non è detto che giungano in soccorso all’artista nel momento del bisogno. Ecco perché diventa necessario avere pazienza e attendere le migliori combinazioni possibili tra necessità e invenzione, sapendo che in quest’ambito le scorciatoie sono quelle da evitare.

Ambientazione "Mondo libero" Viterbo

Gli anni trascorsi a scolpire pietre hanno dalla loro parte l’esperienza ma non sempre sono sufficienti per trasformare in opera una forma. Far bene il proprio lavoro è sicuramente un buon modo per dire a se stessi di aver saputo interpretare il rapporto tra manualità e mestiere, ma poi l’opera chiede altro e bisogna saperglielo dare. La scultura va sempre immaginata come punto di equilibrio tra pensiero e materia. Per questa stessa ragione non può essere una cosa sola.

In quest'epoca fatta di dissoluzioni dove è più facile credere di essere qualcuno che essere qualcosa, c'è il rischio che nuove forme di arretratezza mentale possano condurre l'arte su terreni prossimi al nulla dove si vanifica il percorso costruttivo dell’uomo. Non è mai il dare nome alle cose che le fa diventare migliori. 

"Girotondo delle piccole cose" travertino diametro cm 373 Caprarola (Vt)

 L'umiltà che serve per convivere con blocchi di pietra che sovrastano la statura dello scultore porta a credere che alla ricerca non ci sia fine.  Dire che si incomincia in un certo modo per arrivare alla soluzione giusta può non significare nulla, visto che a decidere sono sempre le idee che ogni volta prendono punto fisso da posizioni diverse. Serve semmai essere lì quando l’appuntamento tra idea e materia produce quella dimensione altra che chiamiamo scultura. Da evitare c’è la comodità delle facili risposte che fanno diventare l'artista un attore.

Ambientazione "Vela" e "Ancora" pietre policrome Olbia e Santa Marinella (Rm)

Sapere che l'ambizione di un progetto è quella di raggiungere un alto livello materico, che fa diventare opera un bozzetto, è riconoscere quanto l’idea per solidificarsi abbia bisogno di superare il suo stesso limite. La scultura non può che essere quindi quell’anello di congiunzione tra le due opposizioni che prese singolarmente costituiscono soltanto le possibilità della forma senza poter essere altro.

Sono quei tanti punti invisibili, cancellati successivamente dall'opera stessa insieme alle tacche degli scalpelli, che conducono la pietra alla scultura. 

Lavorazione e opera ""Civiltà pastorale trachite rosa cm 370x290x170 Giave (Ss)

La messa in scena dell'arte prevede che il linguaggio, depurato da scorie, debba appartenere allo spettatore. Al suo luogo di nascita e all'artista restano i ricordi dei blocchi appena abbozzati e dei tagli arrotondati con l’inevitabile cura.

Quei ricordi, insieme ai tanti segni di matita e ai dubbi trasformati in tratti sicuri, non appartengono a un tavolo da lavoro ma a un piazzale intero. La metamorfosi, iniziata con le prime linee tracciate sopra un foglio e divenuta pietra, si arresta soltanto quando l'opera abbandona il luogo dove è nata per trasferirsi in una piazza o nello spazio verde di un giardino.

È dunque quando la pietra lascia la sua stessa accidentalità che cambia la sua funzione di oggetto estetico da immettere nel mondo.

"Ventaglio di pace" pietre policrome cm 210x325x90 Giave (Ss)

Il giorno in cui la Vimet ha accolto la mia idea di scultura insieme agli scalpelli che mi portavo appresso, avevo già in mente per la forma un percorso più ampio e sicuramente più complesso di quello che conduce al lirismo. Compiacersi della maestria di saper scolpire un blocco di marmo può nutrire la propria autostima ed essere utile quando si è studenti, ma poi con il tempo ti accorgi che fare le cose apposta per ricevere complimenti non serve a niente. Meglio fare qualche passo indietro che scontenti il virtuosismo piuttosto che avvitarsi su se stessi.

Da quella prima fontana scolpita sotto la tettoia di latta di anni ne sono passati parecchi, ma la casa delle idee che accoglie i mei progetti da trasformare in scultura è sempre la stessa. Qui sono nate troppe cose per far finta che potrebbero essere nate ovunque. Le pietre intorno, gli scalpelli infilati nella solita tavola di legno e tutto quello che quest'angolo accoglie fa parte della poesia che serve per fare dell'arte una affermazione di valore. Il piccolo e il grande si misurano in questo spazio guardandosi negli occhi.

"Gioco d'acqua" travertino cm 290x420x140 Civitella del Lago (Tr) 2011

Se le teorie hanno dato compiutezza al mio percorso, gran parte del mio lavoro si svolge ancora oggi sotto la tettoia di latta che prende origine dall'ingresso dello studio dove la luce naturale resta la migliore alleata della scultura. L'adempimento della volontà che fa del medium prescelto il vero luogo dell'opera d'arte si materializza quando materia e contenuto stabiliscono insieme una nuova frontiera di ricerca.

Questo continuo contatto tra idea e materia è la condizione necessaria per non separare mai la forma dal suo contenuto.

La questione che torna prepotentemente alla ribalta è la ricerca degli equilibri che fanno di una operazione estetica un'alta forma di dialogo culturale tra oggetto e contenuto. La novità di questo rapporto può essere considerata di natura filosofica perché va a comporre un mosaico che è oltre il reale specchio del desiderio. Alla sua definizione concorrono aspetti contenutistici presenti nell'uomo sotto forma di riflessione.

 

Far appartenere la scultura a una riedizione antiquariale del passato può non servire a molto. La pietra è già l'antico, bisogna condurla dalle parti del presente favorendo il rapporto con altri materiali, se il desiderio è quello di valorizzarla in chiave contemporanea. Abbiamo di fronte una storia che ha fatto dei lapidei una assoluta corrispondenza tra volontà e architettura.

Siamo obbligati a indagarne il senso immergendoci nelle esigenze di un tempo che pur appartenendo al passato può liberare sussulti di novità costruttive.

La scultura di antico ha molto ma gli strumenti dei quali si serve oggi appartengono a un mondo che ha segnato distanze abissali nei confronti della tradizione. Si tratta di mettere in contatto anima e tecnica facendole incontrare nella sincretistica via di mezzo da elevare a esperienza creativa.

La scultura che prevede come sfondo il cielo è fatta di polvere e della fatica che serve per rapportare l’uomo a una forma che ha l’ambizione di far muovere i passi allo spettatore. In qualche modo tutto si dilata: i giorni diventano tanti, gli attrezzi si appesantiscono, le difficoltà si specchiano nella misura mentre il luogo dove l’opera viene lavorata si trasforma inesorabilmente in provvisorio. La scultura che abbandona lo spazio dove è stata pesata e costruita è pronta per una nuova vita fatta di relazioni con il giorno e la notte, con le parole e gli sguardi dei visitatori.